C’è preoccupazione per questo virus che colpisce gli animali marino, ma che infetta anche l’uomo: scatta l’allarme degli esperti.
Negli ultimi anni, l’attenzione della comunità scientifica si è concentrata sempre di più sulle malattie che possono passare dagli animali all’uomo. Questo fenomeno, noto come “salto di specie”, è già stato osservato in diversi contesti terrestri, ma finora non aveva mai coinvolto in modo diretto organismi marini.

Oggi, però, emerge un caso che apre nuovi scenari. Alcuni ricercatori hanno identificato un’infezione insolita che colpisce l’occhio umano, caratterizzata da infiammazione e aumento della pressione interna. Una combinazione pericolosa che, nei casi più gravi, può danneggiare il nervo ottico e compromettere la vista. L’aspetto più sorprendente non è solo la malattia in sé, ma la sua origine. Le indagini hanno infatti portato a una scoperta che potrebbe cambiare il modo in cui si studiano le infezioni provenienti dagli ecosistemi acquatici.
Il virus degli animali marini che colpisce l’occhio umano: una scoperta che preoccupa gli esperti
Il responsabile è il covert mortality nodavirus (CmNV), un virus diffuso nei mari di tutto il mondo e noto per infettare pesci e invertebrati marini. Per la prima volta, è stato dimostrato che può colpire anche l’essere umano, causando una patologia oculare chiamata POH-VAU (uveite anteriore virale con ipertensione oculare persistente). La scoperta è avvenuta in Cina, dove un gruppo di scienziati ha analizzato decine di pazienti con gli stessi sintomi agli occhi. Tutti presentavano segni di infezione da questo virus, confermando un legame diretto tra il patogeno e la malattia.

I sintomi principali includono infiammazione delle strutture anteriori dell’occhio e un aumento della pressione interna simile a quello del glaucoma. In alcuni casi, la situazione è diventata grave: una parte dei pazienti ha dovuto subire interventi chirurgici per evitare danni permanenti, e si è registrato anche un caso di perdita della vista. Molti dei soggetti colpiti lavoravano nel settore dell’acquacoltura, cioè nell’allevamento di pesci, crostacei e altri organismi acquatici. Altri avevano consumato prodotti ittici crudi o erano entrati in contatto con persone a rischio. Questo suggerisce che il contagio possa avvenire attraverso il contatto diretto con animali infetti o ambienti contaminati.
Non è ancora chiaro se il virus possa trasmettersi da persona a persona. Alcune ipotesi indicano che il passaggio potrebbe avvenire indirettamente, ad esempio tramite oggetti condivisi o piccole ferite cutanee durante la manipolazione di animali marini. Il CmNV è già noto per infettare numerose specie, tra cui gamberi, granchi e altri organismi marini, causando in loro sintomi come debolezza e perdita di colore. Tuttavia, resta da capire perché nell’uomo colpisca in modo specifico l’occhio.
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda l’ambiente, infatti, l’aumento delle temperature marine sembra favorire la diffusione e la gravità delle infezioni tra gli animali. Questo, insieme alle attività umane negli ecosistemi marini, potrebbe facilitare nuovi passaggi di virus tra specie diverse. Al momento non si parla di emergenza globale, ma la scoperta rappresenta un segnale importante. Monitorare questi fenomeni sarà fondamentale per prevenire possibili rischi futuri per la salute umana.





