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"Atterraggio" a Tenerife
22 Luglio 2008
Avvicinandoci al sesto giorno di navigazione, nelle condizioni già descritte, alla giustificata stanchezza si aggiunse anche l’aumento del dolore alla cervicale che non mi permetteva di appoggiare la testa e quindi di dormire.
Costrinsi così Daniela a dormire otto ore, fino all’alba, perché la vedevo stanca e sofferente.
Il rollio del mare di poppa, che si stava sempre più calmando, aumentava il sonno nel momento in cui aumentava la necessità di stare all’erta in quanto in avvicinamento a Tenerife avremmo sicuramente incontrato più traffico in mare.
Le ore più tormentate furono quelle prima dell’alba quando iniziai ad intravvedere, a distanza, le luci di alcune navi o pescherecci; gli occhi mi si chiudevano pesantemente, mi costringevo a schiaffeggiarmi continuamente per non addormentarmi.
Quando Daniela mi raggiunse nel pozzetto offrendomi un abbondante ed ottimo caffè, l’oceano si era calmato ed il vento, ormai debole, ci permetteva un andatura di 3-4 nodi.
Soltanto al tramonto vedemmo, in lontananza, le montagne dell’isola e ci apprestammo a trascorrere un’altra notte di navigazione.
Ormai stravolto dalla stanchezza e dal sonno, riuscii a dormire qualche ora utilizzando in cuccetta molti cuscini per tenere sollevato il più possibile il collo dolorante.
Fortunatamente mentre dormivo il vento era leggermente aumentato e la velocità si era sviluppata a sei nodi, per cui, quando a mezzanotte ritornai nel pozzetto verificai che potevamo distinguere le prime luci a terra.
Per raggiungere il promontorio Est dell’isola necessitarono ancora venti ore perché il vento era nuovamente calato andandosi a spegnere contro le montagne, inoltre iniziando la navigazione lungo la costa Sud-Est sottovento ci trovammo in piena bonaccia, completamente fermi.