Stringemmo ottima amicizia con una coppia svedese e con loro organizzammo una rotta per raggiungere insieme Tenerife passando prima per Madera.
Durante quei giorni di sosta montai il “timone a vento” che avevo costruito a Cesenatico prima di partire, prendendo spunto dalla esperienza del grande navigatore solitario Joshua Slochum. Questi aveva montato come timone a vento un secondo piccolo timone, con l’ausilio di agugliotti e femminelle, sul timone originale, sporgente a poppa che veniva azionato attraverso un’asta di acciaio che terminava, in alto sopra la coperta di poppa, in una bandiera rigida regolabile.
In Mediterraneo non avevo avuto l’opportunità di provarlo considerando i venti quasi sempre variabili, ma mi sentivo quasi sicuro del buon funzionamento; in caso contrario avrei potuto facilmente estrarlo dagli agugliotti.
I venti “Alisei portoghesi”che durante l’estate spirano sull’Atlantico, leggeri, verso Sud a circa 100 miglia dalla costa africana, si erano esauriti. A ottobre occorreva andarli a cercare più a ovest in direzione delle Isole Azzorre, allungando il percorso di circa 200 miglia.
La previsione era di poter raggiungere le Canarie in 7/8 giorni navigando a vela.
Nell’ufficio meteorologico della darsena venivano esposti tutti i giorni gli orari ed i flussi di marea nello Stretto di Gibilterra per dare la possibilità alle barche di approfittare della corrente in “uscita” che spesso raggiunge una velocità anche di 8 nodi; venivano anche annunciate le condizioni meteo e la direzione, forza del vento e la misura delle onde in superficie e profondità.
Purtroppo da più di una settimana non era partito nessuno e non si potevano ricevere direttamente via radio, da barche già in Atlantico, le reali informazioni sul vento.
Finalmente il giorno 12 di ottobre i bollettini meteo davano un leggero miglioramento delle condizioni del tempo (che fino ad allora era stato di “gale 6” cioè “mare forza 6”) per cui decidemmo di partire all’alba del giorno 13.
In uscita dalla darsena ed in avvicinamento allo stretto, una terza barca svedese, via radio, ci comunicò il desiderio di unirsi a noi, e così la nostra piccola flotta alle nove del mattino navigava a vela, in formazione compatta, superando agevolmente le “Colonne d’Ercole”.
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