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L’ultima tappa, e poi l’Atlantico (Prima parte)

04 Ottobre 2007

Dopo quasi quattro mesi di vagabondaggio in Mediterraneo, alla fine del settembre del ’99 facemmo il nostro ingresso a Gibilterra ed attraccammo alla darsena principale. Ci venne assegnato un posto barca fra gli ultimi rimasti poiché il porto era al completo, intasato di natanti di diversa grandezza e nazionalità, e già si vedevano alcune barche all’ancora in rada.
Quando effettuammo per la prima volta una panoramica dei moli, notammo affascinati la grande varietà di imbarcazioni appartenenti ad epoche diverse; fummo affascinati soprattutto dal constatare che le più vecchie ed in apparenza meno attrezzate di apparati elettronici moderni e sofisticati, con scafi di legno o ferro, battevano bandiere dei paesi del Nord (Svezia, Norvegia, Danimarca, Inghilterra), mentre quelle di costruzione più recente, in vetroresina, erano di nazionalità francese, tedesca, spagnola o italiana.
Le più numerose erano le inglesi, e rappresentavano il campionario più variegato che spaziava dalle barche d’epoca alle ultramoderne. A bordo fervevano i lavori di perfezionamento e controllo delle attrezzature, di preparazione e di carico dei viveri.
Venimmo a conoscenza del fatto che il 90% delle imbarcazioni era in attesa di affrontare l’Atlantico con rotte diverse che comprendevano sia le rotte del Nord, che quelle direttamente dell’Ovest, per una traversata diretta, sia e soprattutto le rotte del Sud verso le Isole Canarie e di Capoverde con lo scopo di unirsi alla grande regata Atlantica assistita e non competitiva in partenza dai due arcipelaghi a metà di novembre.
I primi giorni di ottobre una perturbazione atlantica molto estesa bloccò le partenze costringendo tutti a sopportare, per una decina di giorni, pioggia e temporali incessantemente. Furono giorni lunghi che però ci permisero di socializzare e conoscere una varietà di personaggi interessanti fra i quali non mancavano solitari pazzi e personalità stravaganti le cui storie di vita parevano costituire materiale da romanzo.
Stringemmo ottima amicizia con una coppia svedese molto giovane ormeggiati vicini a noi a bordo di una barca in legno di 11 mt e con loro organizzammo una rotta per raggiungere insieme Tenerife passando prima per Madera.


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A cura di Massimo Maioli



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