MareInItaly.it         2008-04-16
La Burrasca Atlantica
La mattina del quarto giorno di navigazione da Gibilterra, era ormai evidente che l’infuriare di una burrasca ci stava per raggiungere da poppa.
Mentre Daniela provvedeva a mantenere la rotta lavorando sulla scotta del genoa, sono salito in coperta a ridurre la randa maestra ben riparato dalla ampie e robuste draglie che circondano l’albero.
In piedi sulla coperta potevo ampliare il mio sguardo, vedere le enormi onde provenienti da poppa e osservare preoccupato che qua e là si stavano formando grossi frangenti.
Quando la barca si trovava nella vallata, costituita dall’onda che ci precedeva e da quella che stava sopraggiungendo, il vento diminuiva notevolmente, poi ritornando in alto riprendeva con forza ululando fra il sartiame e le vele si riempivano di energia portando lo scafo a velocità mai raggiunte prima.
Raramente abbiamo dovuto affrontare tentativi di strambate o di orzate e in quei pochi casi, con lo scafo che tendeva al traverso, la rollata che ne conseguiva era potente e pericolosa , per cui la manovra per la correzione richiedeva l’intervento di tutti e due.
Con la randa maestra notevolmente ridotta era diminuito il pericolo mantenendo una velocità sostenuta per cui decisi di scendere sotto coperta per preparare una indispensabile colazione corroborata da un caffé abbondante di cui sentivamo l’urgenza e la necessità in quanto la stanchezza e il sonno stavano diventando pesanti.
Quando tutto fu pronto e stavo per salire la scaletta, avevo le mani impegnate da biscotti e cioccolato nella sinistra e da due tazze di caffé nella destra, ero in attesa che passasse l’ondata per salire con più equilibrio, improvvisamente lo scafo si inclinò paurosamente trovandomi coi piedi nel vuoto e le mani impossibilitate ad aggrapparsi da qualche parte.
Il risultato fu che andai a sbattere violentemente con la fronte nel robusto supporto della cuccetta situata in alto, alla sinistra della dinette e fu il buio.
Quando ebbi ripreso i sensi, Daniela mi raccontò che vi era stato un tentativo di orzata che fortunatamente era riuscita faticosamente a controllare; che mi aveva visto volare davanti alla scaletta e poi rotolare sul pagliolo svenuto; che non era stata in grado di soccorrermi per la situazione critica in cui si trovava la barca.
Debbo riconoscere ed elogiare il comportamento di Daniela in quella drammatica situazione perché si è dimostrata una donna forte e un ottimo marinaio, cosciente di
dover impegnarsi prima per il governo della barca nonostante mi vedesse svenuto rotolare e sbattuto fra la tavola e i cassetti del divano.
Commentando l’avvenimento Daniela mi disse che vedendomi sotto coperta, anche se svenuto, era sicura che non sarei volato in mare e questo le diede la forza di non lasciare il pozzetto.
Avevo un grosso ematoma sulla fronte, ero stordito e il colpo ricevuto si era riflettuto sulle prime vertebre cervicali provocandomi un forte dolore.
Daniela mi diede un calmante e mi ordinò, categorica, di andare in cuccetta; cosa che feci subito perché ero cosciente di non poter essere di nessun aiuto.
Dopo tre ore di un profondo sonno ristoratore, mi svegliai a causa di una sbandata fortissima che quasi mi fece cadere dalla cuccetta e indossata una pesante cerata, andai a dare il cambio a Daniela che trovai sotto forte tensione, stravolta dalla stanchezza.
Il ritorno al governo della barca fu quasi traumatico perché, mentre avevo riposato, le condizioni del mare erano diventate preoccupanti.
...continua...
A cura di Massimo Maioli
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