MareInItaly.it         2008-01-08
Prosegue la navigazione in Atlantico
Leggi la parte precedente
Alle prime luci dell’alba Daniela, che era di guardia, non riusciva a scorgere nessuna imbarcazione girando lo sguardo per 360º, eravamo soli e stavamo proseguendo sulla rotta inizialmente determinata.
Alle ore 8, dopo aver preparato la colazione, salii nel pozzetto dando il cambio a Daniela, stanca ed assonnata. Non pioveva più, il vento era debole da ovest, e ammassi di nubi oscuravano il cielo preannunciando piovaschi, distante sulla nostra rotta.
Alle 10, dopo 24 ore dallo Stretto di Gibilterra, navigavamo a 130 miglia dalla costa africana senza avere ancora trovato il vento desiderato.
Decisi di cambiare rota, allontanarmi ancora di più dalla costa, e puntare su Madera che si trovava a circa metà percorso sulla rotta per le Canarie, soprattutto per rifornirci di gasolio vista la precarietà del vento ed il conseguente necessario utilizzo del motore.
Nelle successive 24 ore una leggera brezza da Nord-Ovest ci permise di navigare alla velocità di 6 nodi con l’uso delle vele e l’ausilio, al minimo regime, del motore.
Nella mattinata del terzo giorno alle nostre spalle il cielo si stava sgombrando dalle nubi nere, segno evidente che stava sopraggiungendo il vento da poppa.
Ci rendemmo conto che procedere con turni di quattro ore per un equipaggio di due sole persone era pesante, la mancanza di sonno iniziava a tormentarci; per questo riducemmo i turni di guardi a due ore .
Durante la notte del terzo giorno il cielo era terso e la luna permetteva una completa visibilità sul mare calmo, calmo come può esserlo l’oceano che si muove sempre con una onda lunga, enorme in altezza ed estensione, ma che scorre morbida e dolce sotto la carena. Quando questa montagna d’acqua giunge da poppa, e la barca si trova in basso nell’avvallamento lasciato dall’onda precedente, l’effetto è impressionante, ma la navigazione prosegue tranquilla e la barca avanza con il suo movimento di leggero rollio unito al saliscendi costante che ricorda il muoversi di un ascensore.
Verso mezzanotte, mentre svolgevo il mio turno, mi accorsi che la lancetta del manometro che misurava la temperatura dell’acqua del motore, era salita oltre i 95º; provvidi a spegnere il propulsore pensando che probabilmente sarebbe stato necessario sostituire la girante ( le eliche che convogliano l’acqua di raffreddamento del motore).
Nello stesso istante sentii che la barca si sollevava in maniera strana interrompendo il suo monotono rollio, e dandomi la sensazione di un lento rallentamento, come di fronte ad un leggero insabbiamento; poi improvviso un colpo secco a poppa mi fece sussultare mentre un flusso potente di adrenalina si immetteva in circolo nel mio sangue; al colpo seguì il più assoluto silenzio, mentre la barca ritornava a navigare lentamente a vela nel suo assetto normale, ma deviando sulla rotta di qualche grado. La visibilità era eccezionale, subito salii in coperta per guardarmi intorno; tutto era tranquillo, non vidi assolutamente nulla di anormale.
Preoccupato per il colpo sentito a poppa, scesi sotto coperta a sollevare i paglioli e verificare la presenza di eventuali infiltrazioni di acqua; fortunatamente anche qui tutto era tranquillo ed in ordine, così ritornai al timone per correggere la rotta.
Con mia grande preoccupazione e paura constatai che la ruota del timone era bloccata e non riuscivo e governare. Chiamai Daniela che vinta dal sonno non si era accorta di nulla, la misi al corrente di quanto accaduto e con il suo aiuto manovrando le scotte, cazzando le rande e lascando il genoa, ottenemmo di riprendere la rotta per Madera, accompagnati da un leggero vento al lasco.
Quando mi affacciai a poppa per visionare lo stato del timone, fui colto dallo sgomento nel verificare che il timone a vento era completamente divelto, ma soprattutto che nel mio timone, così pesante e robusto, si erano staccati i due agugliotti immersi ed il timone era sostenuto solo dall’agugliotto superiore e dal braccio idraulico che fuoriusciva dallo scafo.
La situazione diventava drammatica, eravamo senza motore per procedere e senza timone per governare.
Continua il racconto
A cura di Massimo Maioli
Per la tua pubblicità in questo spazio chiama il numero 0541-692590
Oppure manda una mail a info@mareinitaly.it ed un nostro addetto ti richiamerà immediatamente.
Testo stampato dal sito http://www.mareinitaly.it
Sito realizzato su contributo del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali
Per informazioni e assistenza telefonare al numero 0541-692590 (fax 0541-475703)
©2002 - POW Project on Web - via Ceccarini, 171 - Riccione (RN)
- Divieto di riproduzione anche parziale di testi e immagini -