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Protesta dell’armatore incagliato a Pantelleria

26 Febbraio 2004

Reclama ancora Nicola Ingargiola, l’armatore del peschereccio Davide incagliato dall’8 febbraio con a bordo l’intera famiglia e con 20 tonnellate di gasolio nella stiva, sugli scogli di Pantelleria dopo essersi inabissato per l’assenza di luci segnaletiche sulla banchina del porto.
I soldi necessari a provvedere al disincagliamento del natante sono una cifra enorme, dai 400 ai 600 milioni delle vecchie lire.
L’armatore di Mazara del Vallo è preoccupato per il rischio di un disastro ambientale, qualora si verificasse una fuoruscita di gasolio dalla stiva.
Nei giorni scorsi l’uomo aveva intrapreso uno sciopero della fame incatenandosi all’albero maestro del natante inabissato, per protestare contro l’inefficienza del sistema di illuminazione del porto di Pantelleria portando con sé luci rosse da segnalazione per evitare che altre imbarcazioni si arenassero nella secca e protestando per quella che è una mancanza di una gravità sconcertante e minaccia di incatenarsi ai piedi della statua della Madonna, che si trova nella piazzetta di fronte l’ospedale Bernardo Nagar.
L’armatore è molto sconfortato per l’indifferenza generale, teme per il futuro della sua famiglia e per quello che potrebbe diventare un grave disastro ecologico. La vicenda è ora passata in mano al compartimento marittimo di Trapani, dopo la proroga di altri cinque giorni chiesta da Ingargiola per avere il tempo di tentare un’ultima volta di disincagliare la nave. Neppure le interrogazioni parlamentari sollevate dal deputato Nicola Cristalli e dal senatore Giuseppe Buongiorno hanno finora dato risultati.

A cura di Jada Mazzoli



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