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I pirati esistono ancora

03 Aprile 2005

A quanto pare i pirati esistono ancora. Non sono più quelli raccontati da Salgari in tanti suoi racconti ambientati nei mari tropicali ma sono altrettanto pericolosi. Dal 1991 esiste anche un osservatorio per i crimini in mare chiamato “International Maritime Bureau” (IMB) che tiene una statistica sugli attacchi alle navi da parte di questi “moderni pirati”.
Nel complesso gli atti di pirateria, dopo anni in cui avevano raggiunto livelli preoccupanti, per quanto riguarda l’anno passato, risultano in calo. Tuttavia rimane ancora una zona ad alto rischio pirateria. Si tratta di un area marina compresa tra la Malesia e l’Indonesia proprio quella parte di Oceano Indiano colpita dallo “tsunami” di fine dicembre.
In particolar modo è lo “Stretto di Malacca” in Malesia a risultare come il tratto di mare più pericoloso. Questo stretto, data la sua importanza geografica, è attraversato ogni anno da migliaia di navi mercantili che trasportano merce di ogni tipo che, spesso, diventa facile bottino di questi pirati dei tempi nostri.
I pirati di oggi non sono certo armati con coltelli e spade, ma hanno in dotazione, per i loro paurosi assalti, armi ben più moderne. Assalti che spesso sono particolarmente violenti e possono finire con ferimenti ed uccisioni.
Ora un altro pericolo sembra provenire da questo inquietante fenomeno che riguarda le zone colpite dal maremoto. Si sospetta, infatti, che si sia realizzato un accordo tra pirati e organizzazioni terroriste legate ad “Al Qaeda” per effettuare attentati a navi petroliere o a navi che trasportano prodotti chimici con conseguenze facilmente immaginabili.

A cura di Claudio Gallucci



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