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Attuazione del protocollo di Kyoto

16 Febbraio 2005

Dalla mezzanotte di oggi è entrato in vigore il protocollo di Kyoto, l’accordo firmato nella città giapponese nel 1997 con cui 160 Stati si impegnavano ad attuare politiche industriali e ambientali tendenti a ridurre il surriscaldamento del pianeta.
Tutti i Paesi aderenti, fra cui l’Italia, l’Unione Europea, la Russia e il Giappone, ma non gli Usa, dovranno controllare e ridurre le emissioni di gas inquinanti nell’atmosfera, soprattutto quelle di derivazione industriale.
Sanzioni economiche sono previste per quegli Stati che non rispetteranno le regole, ogni singolo Stato infatti entro il quinquennio 2008-2012 dovrà ridurre, in proporzione, il totale di emissioni inquinanti prodotte nel suo territorio.
L’accordo di Kyoto potrà essere attuato solo a costo di una radicale revisione dei sistemi di produzione industriale, dell’apparato che sovrintende alla produzione energetica, ai trasporti pubblici e privati, alla chimica.
Non saranno escluse da questo processo le nostre abitudini domestiche: i condizionatori d’aria, i frigoriferi, gli impianti di riscaldamento delle abitazioni, le automobili tanto anch’ essi responsabili dell’emissione di gas inquinanti che andranno ridotti significativamente, modificando altrettanto significativamente le nostre abitudini di vita.
I gas messi sotto accusa dal protocollo di Kyoto e oggetto del piano di riduzione delle emissioni che prenderà il via oggi in tutto il mondo sono:
- CO2: anidride carbonica, il gas che esce soprattutto dai camini delle industrie, quelle di trasformazione e produzione energetica in testa, e dagli scappamenti delle auto.
- CH4: metano, le emissioni di questo gas provengono dal settore agricolo, soprattutto dalle deiezioni animali ed anche dalle discariche dei rifiuti.
- N2O: protossido di azoto, anche per questo gas sono responsabili l’agricoltura, il settore energetico e i trasporti.
-PF: perfluorocarburo, questa sostanza è un clorocarburo utilizzato per la refrigerazione.
- HFC: idrofluorocarburo, uno dei principali sostituti dei Cfc, i gas responsabili dell’assottigliamento dello strato di ozono, utilizzato per refrigerazione e condizionamento.
- SF6: esafluoruro di zolfo, un prodotto chimico usato in vari comparti industriali.
L’obiettivo di riduzione per l’Italia è pari al 6,5% rispetto ai livelli del 1990; pertanto, tenendo conto dei dati registrati nel 1990, la quantità di emissioni assegnate all’Italia non potrà superare nel periodo 2008-2012 il valore di 487,1 Mt CO2 eq.
Tale obiettivo risulta abbastanza ambizioso, sia perché l’Italia è caratterizzata da una bassa intensità energetica, sia in funzione del fatto che dal 1990 ad oggi le emissioni italiane di gas serra sono già notevolmente aumentate e, senza l’applicazione di politiche e misure nazionali, sono destinate a crescere ancora.
Secondo un sondaggio commissionato dal WWF nel 2001, l’89% degli italiani è favorevole al protocollo di Kyoto, una maggioranza che rasenta l’unanimità. Una assemblea di città italiane di costa ha addirittura sottoscritto un documento per sollecitarne l’entrata in vigore: le città affacciate sul mare sono le dirette interessate dai cambiamenti climatici che riguardano, tra le altre cose, l’aumento delle inondazioni e la crescita del livello del mare.
Il provvedimento previsto dal protocollo è senza dubbio di interesse generale, ma presuppone diversi svantaggi economici e grossi sacrifici: tagliare le emissioni significa, indirettamente, rendere l’energia, più scarsa, e dunque più costosa senza contare che l’Italia non ha ancora presentato, per l’approvazione, il piano nazionale per il cosiddetto «scambio delle quote di emissione» per ogni stabilimento industriale, quel programma indispensabile per sapere come un determinato partner dell’Unione ha distribuito sul proprio territorio le quote di emissione sino al tetto consentito e che rende il provvedimento concreto.

A cura di Federica Protti



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